Pubblicazioni - Presentazione Dott. Matassino

Presentazione al volume “La Girgentana” del Prof. Donato Matassino

La presentazione di un'opera è sempre un atto di notevole impegno e di grande valenza per i suoi riflessi sui potenziali lettori.
Non nascondo la mia meraviglia nell'aver dovuto prendere atto che la matrice culturale e formativa della dott.ssa Angela Mazziotta e del dott. Giuseppe Gennaro non corrisponde a quella di un 'addetto ai lavori'. Però, ambedue sono appassionati e profondi cultori di problematiche ambientali e, conseguentemente, di tutti gli avvenimenti che interessano l'agroecosistema. Essendo gli Autori cultori anche di 'cose antiche', il legame con l'agroecosistema non può che essere intimo e profondamente amichevole.
La vita di un agroecosistema è funzione di quella che gli Autori chiamano 'biodiversità antica autoctona'.
La prosa è piacevole, puntuale, formalmente impeccabile; non sarebbe potuto essere diverso.
I riferimenti storici, o meglio paleontologici e mitologici, sono palpabili e consoni alla funzione di Amaltea (ninfa o capra): nutrire e allevare il piccolo Zeus.
Il volume è ricco di numerose illustrazioni ove è facile rilevare la presenza della capra Girgentana nell'area dei famosi templi di Agrigento, antica Akragas.
Suggestive e di una espressività peculiare, quasi umana, sono alcune immagini fotografiche di soggetti femminili di Girgentana.
Un capitolo è dedicato a un famoso allevatore di Girgentana: Ballarò Francesco detto Gino. Sembra di leggere una favola dei miei tempi di pargolo: 'C'era una volta Ballarò Francesco detto Gino che viveva felice e contento con le sue Girgentane in un castello incantato nascosto dalle nuvole in cima a una montagna, . . . . '. E' un figlio 'd'arte' (otto generazioni di allevatori di capra Girgentana). Una volta per essere considerato 'capraio' bisognava allevare solo la Girgentana, dice il sig. 'Gino'. Tutto il capitolo è permeato dalla visione singolare, ma affascinante, di un rapporto amorevole fra 'Gino' e le sue capre; d'altronde, è noto che tra 'l'animale uomo' e l'animale è possibile instaurare un armonioso rapporto solo a condizione che vi sia, prima di tutto, una simpatia reciproca; il buon 'Gino' sprigiona continuamente questa simpatia attraverso tutta una gamma di segnali che vengono percepiti e interpretati adeguatamente solo dalle sue capre che, regolarmente, contraccambiano e che 'Gino' capta e utilizza per migliorare lo stato di benessere dei suoi animali, effettuando anche una periodica 'lucidatura' delle corna. 'Gino' è un allevatore amante dei suoi animali e orgoglioso di tutti i premi ricevuti, compresa una targa d'oro, per l'elevato livello produttivo raggiunto, e continuamente incrementato negli anni, dal suo allevamento. Grazie all'attività di capraio 'Gino' ha potuto inserire la sua famiglia in un contesto sociale più che dignitoso. 'Gino' alla sera è molto stanco, ma tanto felice di avere trascorso un'altra giornata con le sue capre Girgentane che lo ripagano infondendogli grandi dosi di ottimismo e di passione per il suo allevamento. 
Gli Autori sottolineano i non edificanti rapporti fra la capra Girgentana e la Soprintendenza di Agrigento ai Beni Culturali e Ambientali. Ci si augura che presto questa Soprintendenza possa aprirsi a soluzioni più consone a considerare l'animale autoctono come componente 'normale' di un sistema culturale caratterizzante un determinato micro-agroecositema.
Non priva di interesse è tutta una serie di capitoli dedicati alla complessa problematica dei rapporti fra gli allevamenti (quindi gli allevatori) caprini e le innumerevoli sfaccettature della burocrazia (da quella regionale a quella nazionale fino all'Unione europea). La ricchezza di documentazione riportata è unica ed è ben chiaro lo scopo: favorire la tutela di questa capra Girgentana che può essere considerata 'singolare' nella sua identità fenotipica e genetica. Trattasi di un'autoctoetnia che merita la massima attenzione da parte degli Organismi pubblici a allevatoriali e che è ancora in grado di estrinsecare una notevole 'capacità al costruttivismo' nel suo ambiente di origine e di contribuire notevolmente a uno sviluppo sostenibile dell' agroecosistema in cui questo tipo genetico autoctono è inserito. L'auspicio è che forte e determinata sia la convergenza degli 'amanti' (e non sono pochi) di questa razza, affinché sia evitata la sua scomparsa dal suo ambiente 'naturale'.
Pienamente da condividere sono tutte le riflessioni degli Autori inerenti al rapporto 'capra-bosco' : trattasi di un animale di grande disponibilità e attitudine a collaborare con l'uomo per una razionale gestione e conservazione delle superfici boschive, purchè il tutto sia realizzato con raziocinio e senza preconcetti.
Infine, ma non ultimo per importanza, siamo molto grati ai due Autori, dott.ssa Angela Mazziotta e dott. Giuseppe Gennaro, per essersi cimentati in una 'avventura' editoriale molto innovativa per alcune proposte di elevato spessore giuridico tendenti ad affermare, giustamente per me, per la mia cultura sistemica, che la "biodiversità antica autoctona' configura un nuovo soggetto nel mondo del diritto per la contestuale presenza di quegli elementi che determinano la rilevanza giuridica di un bene e che consentono di riconoscerne la giuridicità". 
Una risorsa genetica antica, come ad esempio la razza caprina Girgentana, è portatrice di civiltà antiche e di 'vecchi' equilibri biologici, la cui funzione e il cui ruolo non è detto che siano finiti; anzi, partendo dalla conoscenza dei profondi e fantastici meccanismi biologici operanti in natura, specialmente del germoplasma antico autoctono, siamo sicuri di contribuire a fornire alle future generazioni umane esempi indelebili di vita di relazione, di vita di solidarietà e di vita sociale; in sintesi, a stabilire un insostituibile connubio tra la tutela (recupero, conoscenza, conservazione, valorizzazione) di un germoplasma antico e l'evoluzione culturale di un popolo. Credo che questa 'tutela' costituisca l'elemento fondante per una nuova giuridicità "non soltanto per la natura privatistica del bene ma anche, e forse ancor più, per la natura generale dell'interesse alla utilità sociale e alla conservazione del bene stesso". Questa utilità sociale di un bene sfocia, naturalmente, in ciò che gli Autori propongono alla giurisprudenza ufficiale: " . . . recepire la presenza di questo nuovo soggetto giuridico rappresentato dalla biodiversità antica autoctona" . Questo significa che, nello spirito della Convenzione di Rio del 1992, " Non può considerarsi . . . di riservare alla esclusiva discrezionalità del privato la disponibilità di un tale bene, di cui pure ha pieno titolo in quanto proprietario". Pertanto, " . . . pur nel rispetto della natura privatistica del bene, la sua patrimonialità deve, tuttavia, essere governata da criteri atti a scongiurare il rischio di una discrezionalità capricciosa o arrogante del suo utilizzo". A conclusione di questa complessa, innovativa, interessante problematica, che potrebbe rientrare nella categoria dei 'nuovi diritti', gli Autori, con molta lungimiranza, propongono " . . . il riconoscimento della giuridicità della biodiversità antica autoctona e della rilevanza che oggi essa assume a pieno titolo nell'ambito del diritto, alle cui regole, presenti e future, non può, ormai, che uniformarsi e rispondere".
E' da augurarsi che presto il legislatore possa tramutare queste non rinviabili istanze in peculiari provvedimenti legislativi in grado di:
a) considerare l' 'autoctonia antica' animale, fungina, microbica e vegetale alla stregua di un vero e proprio bene 'culturale' di interesse collettivo di dignità pari a quella di ogni altro bene tradizionalmente considerato tale; questo riconoscimento è già operante nell'ambito del Progetto finalizzato 'Beni culturali' del Consiglio nazionale delle ricerche;
b) conciliare la diversità fra interesse pubblico e quello privato nella tutela della biodiversità autoctona;
c) innovare profondamente alcune norme dell'UE riguardanti gli interventi in materia di tutela dei tipi genetici autoctoni in via d'estinzione.
Le profonde e illuminate argomentazioni degli Autori collimano pienamente con il programma della FAO sulla gestione globale delle risorse genetiche degli animali domestici (Programme for Management of Global Farm Animal Genetic Resources).
Per inciso, si ricorda che la tutela della biodiversità genetica ha origine molto antiche: l'imperatore Carlo Magno impose per legge agli agricoltori l'obbligo di coltivare 90 specie di piante in via di estinzione per evitarne la scomparsa.
A conclusione di questa 'presentazione' esprimo i miei più vivi apprezzamenti e congratulazioni agli Autori e, mi perdonino la dott.ssa Mazziotta e il dott. Gennaro, mi auguro che il lettore, leggendo criticamente, possa dare un serio, approfondito e costruttivo contributo per il raggiungimento di traguardi dinamici che sono identificabili con un pianeta 'terra' sempre più da gestire nello spirito del pleròma.

Donato Matassino *                                                       

*   Cattedra di Miglioramento genetico degli animali in produzione zootecnica - Dipartimento di Scienze zootecniche e Ispezione degli Alimenti - Università   degli      Studi di Napoli "Federico II".
*   Consorzio per la Sperimentazione, Divulgazione e Applicazione di Biotecniche Innovative(ConsDaBi) - National Focal Point italiano della FAO 
     (NFP.I -      FAO) per la salvaguardia del germoplasma animale in via di estinzione - Circello (BN).