L'opinione

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L’esame delle norme adottate dalla CEE nel Programma Comunitario in materia di conservazione delle razze minacciate di estinzione suscitano non poche perplessità riguardo ai criteri ed alle modalità seguiti; ed interrogativi insoluti sorgono sulla “ratio” dell’intero programma investendone  le fondamenta stesse.

La motivazione, con cui si da contezza della attribuizione del “premio” corrisposto all’allevatore di razza minacciata di estinzione, dichiara essere corrisposto a questi un premio affatto compensativo della perdita cui va incontro, rispetto all’utile conseguito dell’allevamento di una razza moderna (pag. . . . .). E per quanto in essa possa scorgersi il riconoscimento della inadeguatezza di un compenso rispetto alla rilevanza dello scopo, pur tuttavia non per questo essa è quanto meno sorprendente.

Non è infatti agevole capire a quale criterio di politica sociale – e quindi economica – si sia informato il legislatore europeo per sancire che l’onere ed il danno dell’allevamento di una razza dalla stessa Comunità dichiarata  “meritaria” di tutela nell’interesse generale, debbano gravare sull’allevatore. Ugualmente, è singolare che, in dispregio a norme di giustizia ed equità sociale, si carichi un soggetto di tutto il sacrificio corrispondente al conseguimento di un beneficio collettivo.

L’ entità del “premio” corrisposto per cinque anni è di trenta euro per un ovino, un caprino, un porcino: trenta euro corrispondono a 2,50 euro al mese per capo allevato.Un pacchetto di sigarette costa 3,10 euro. All’allevatore che allevi un caprino di razza in via d’estinzione proprio dalla CEE dichiarata meritaria di tutela per la conservazione del suo patrimonio genetico nell’interesse generale viene corrisposto in premio quasi un pacchetto di sigarette al mese. Con un pacchetto di sigarette al mese l’euroburocrate ritiene di salvare la razza. D’altra parte all’allevatore, intanto, affinché possa beneficiare del premio, impone obblighi e doveri addirittura sanzionati; garanzie da offrire; l’onere di pratiche da espletare, modulistica da compilare, domande da presentare presso uffici dove recarsi. Tutto per il premio di una pacchetto scarso di sigarette al mese. Si potrebbe obiettare che il numero complessivo dei capi presunti nella UE, considerate tutte le specie e razze protette, impone erogazioni finanziarie massicce; ed è vero. Ma è pur vero che le erogazioni dei premi corrispondono alla centesima parte dei costi imposti da tutte le attività che questa poderosa macchina muove per percorrere l’iter burocratico amministrativo richiesto dalle procedure comunitarie, a tutti i livelli di competenza, a tutti i livelli territoriali, per tutto il territorio della UE. La poderosa macchina mossa da uffici, finanziari, burocrati, assessori e commissari regionali, commissioni e sottocommissioni europee, commissari ed euroburocrati, partorisce un pacchetto di sigarette al mese. Non un’analisi delle problematiche differenziate; non uno studio sugli aspetti relativi e possibili criteri di inversione; non la pressione di specifici servizi sanitari e tecnico-produttivi; non un cenno sulla disciplina o su orientamenti di pianificazione programmatica dell’incremento riproduttivo, o di ottimizzazione della razza; né di applicazione di metodologie tecnico-scientifiche. Dal fiume di tempo e di denaro spesi scaturisce invece un pacchetto di sigarette al mese per l’allevatore: l’obolo elargito alla sua stupidità conclamata.

E l’euroarroganza non teme confronti. Essa infatti giunge ad ipotizzare ad uso dei ben pensanti financo la riuscita del programma di conservazione genetica epperò, cautelativamente, avverte immediatamente che anche se allo scadere del quinquennio lo scopo non dovesse essere stato raggiunto il programma stesso deve ritenersi comunque concluso: l’eurocrate sa per certo che allo scadere del quinquennio, la conservazione del prezioso germoplasma non servirà più. In realtà il sospetto della nullità di tutta la congerie delle norme deve averlo già colto, e forse soprattutto dalla rilettura della misura (….) che prevede medesimi criteri di protezione per una razza forte di 7.500 fattrici e per una razza che ne dichiara appena cento, e che annulla in un sol colpo problematiche enormi e diversità incolmabili.

Ma al di là delle critiche e dei rilievi, forti perplessità sorgono dal quesito di fondo, sconcertante: perché è stato progettato, e da chi, questo poderoso e gigantesco eurononsenso, legalizzato dal bollo della salvaguardia della razza?

E’ evidente che lo scopo della salvaguardia della razza è da escludersi. Esso non viene perseguito sotto il profili scientifico; non viene perseguito sotto il profilo dell’utilità socio-economica del singolo o della comunità; non viene perseguito sotto il profilo culturale della conservazione di un bene etno-antropologico.

Per quanto riguarda la CEE la razza è destinata soltanto ad estinguersi. Quale, allora, il motivo vero per il quale è stato concepito, divulgato ed attivato tutto ciò? L’interrogativo è inquietante; e resta aperto.

Il contenuto che a voi è dato cogliere della congerie di norme è uno solo e non soltanto prescinde dal regime della salvaguardia ma sicuramente supera l’intento stesso dell’eurocrate. L’unico contenuto che noi Vi troviamo è che per la prima volta, formalmente, ed in un documento che spiega la sua efficacia su tutto il territorio dell’UE, ricevono riconoscimento le etnie animali e vegetali. Inoltre, e per la prima volta, è riconosciuta ed assume rilevanza giuridica la minoranza etnica; e per essa si affermano principi giuridici di tutela e salvaguardia.

E’ questo l’unico contenuto che noi leggiamo, e con molto interesse. E’ questo il contenuto cui attribuiamo il solo valore della massa delle scartoffie comunitarie: il valore etico e sociale altissimo di ogni affermazione di civiltà e di diritto. Non certo quello dichiarato ed invece così profondamente lesivo della stessa dignità di chi è chiamato ad esserne il destinatario.

Ed eleviamo forte l’encomio al nostro allevatore di Girgentana, europeista assente e tutore silenzioso del proprio patrimonio genetico antico, autoctono, di dignità e cultura.

Unico, solitario, autentico custode contro ogni minaccia.    

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