Astrologia


Amaltea
Nel 1892 Edward E.Barnard individuò tra i satelliti di Giove il più vicino piccolo e rosso, di forma irregolare nella costellazione del Capricorno che chiamò Amaltea. Ovidio tramanda che Amaltea fosse stata assunta in cielo nella costellazione del Capricorno volendo così Zeus rendere eterna la sua nutrice tra le stelle, da dove le sue corna continuarono a stillare gocce lucenti di nettare ed ambrosia
satellite
distanza media
(103 km)
periodo siderale
(giorni)
diametro max
(km)
Massa   
(Kg)
Scopritore
Data della
scoperta
XVI Metis 128 0,295 40 9.56e16 Synnot 1979
XIV Adrastea 129 0,298 20 1.91e16 Jewitt 1979
V Amaltea 181 0,498 196 7.17e18 Barnard 1892
XV Thebe 222 0,675 100 7.77e17 Synnot 1979
I Io 422 1,769 3.630 8.94e22 Galileo 1610
II Europa 671 3,551 3.138 4.80e22 Galileo 1610
III Ganimede 1.070 7,155 5.262 1.48e23 Galileo 1610
IV Callisto 1.883 16,689 4.800 1.08e23 Galileo 1610
XIII Leda 11.094 238,72 16 5.68e15 Kowal 1974
VI Himalia 11.480 250,57 186 9.56e18 Perrine 1904
X Lisitea 11.720 259,22 36 7.77e16 Nicholson 1938
VII Elara 11.737 259,65 76 7.77e17 Perrine 1905
XII Ananke 21.200 631 30 3.82e16 Nicholson 1951
XI Carme 22.600 692 40 9.56e16 Nicholson 1938
VIII Pasifae 23.500 735 50 1.91e17 Melotte 1908
IX Sinope 23.700 758 36 7.77e16 Nicholson 1914

(I numeri romani indicano l'ordine di scoperta)

Io , Europa , Ganimede,  Callisto , sono i più grandi e sono detti satelliti medicei o "galileiani" perchè sono stati osservati per la prima volta al cannocchiale da Galileo Galilei. La scoperta che il centro del moto di tali satelliti non è la Terra bensì Giove, è stato uno dei maggiori punti di forza della teoria copernicana (o eliocentrica) del moto planetario. 

Tutti e quattro hanno le dimensioni di un pianeta, e la loro luminosità è tale che potrebbero essere visti a occhio nudo, se non fossero troppo vicini al più luminoso Giove. Nel 1979 i galileiani sono stati studiati da breve distanza dalle sonde Voyager, manovrate in modo da resistere al passaggio  nel potente campo magnetico di Giove fino alla distanza di 27.800 Km dal limite superiore delle nubi gioviane. Visti da terra, mediante piccoli telescopi, i galileiani appaiono disposti quasi in linea retta, e si possono osservare in varie configurazioni:

  •  eclisse: il satellite si trova nell’ombra di Giove;

  •   occultazione: il satellite, movendosi, viene ad essere nascosto dal disco di Giove;

  •  passaggio o transito: il satellite si muove sul disco di Giove;

  • passaggio dell’ombra: il satellite proietta la sua ombra sul disco di Giove.

 Fra i satelliti di Giove il più vicino è Amaltea seguito da Io, Europa, Ganimede Callisto i galileiani. Mentre questi satelliti percorrono orbite all’incirca circolari sul piano equatoriale di Giove, le orbite dei satelliti più esterni sono molto eccentriche, fortemente inclinate, molto perturbate dal Sole e neppure approssimativamente circolari. I satelliti più esterni hanno natura asteroidale.

Amaltea è il satellite più vicino a Giove. E' piccolo e rosso ed ha una forma irregolare  dovuta forse ad una lunga serie di craterizzazioni da impatto. (Tratto dal volume "La Girgentana").

Amaltea

Scoperto da Edward E. Barnard
Data scoperta 1892
Massa (Kg) 7.17e+18
Massa (Terra=1) 1.1998e-06
Raggio (Km) 135x84x75
Raggio (Terra=1) 2.1167*10
Mean density(gm/cm^3) 1.8
Distanza media da Giove 181.300
Periodo di rotazione (giorni) 0.498179
Periodo di rivoluzione (giorni) 0.498179
Velocità media di rivoluzione (Km/sec) 26.47
Eccentricità dell'orbita 0.003
Inclination dell'orbita 0.40
Velocità di fuga (Km/sec) 0.0842
Albedo 0.05
Magnito (Vo) 14.1
 

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Amaltea, la Girgentana e gli Astronomi del XX secolo.

La notorietà che la Girgentana aveva raggiunto in seguito alle narrazioni e ai disegni dei grandi viaggiatori, e alla disputa scientifica che ne era derivata, non si affievolì con il passare degli anni, ma persistette; ed il mito di Amaltea ricevette onori e nuova gloria quando, nel 1892, l’astronomo americano Edward Emerson Barnard scoperto un satellite di Giove – e cioè di Zeus, come lo chiamavano gli antichi greci – lo battezzò col nome di Amaltea.

La scoperta di Emerson Barnard, fatta dal Lick Observatory con un telescopio refrattario di 91 centimetri, suscitò grande scalpore: era il primo satellite di Giove che veniva scoperto da quando Galileo nel 1610 ne aveva avvistato quattro, le cosiddette “quattro lune di Galileo”.

Successive osservazioni permisero poi di accertare le dimensioni di Amaltea: 270x165x150 chilometri i suoi diametri. E infine venne scoperta sulla sua superficie l’esistenza di un grande cratere, largo ottanta chilometri e profondo circa dodici e di due alte montagne. Al cratere fu dato il nome di Gea, la Terra, nel mito la madre di Zeus che partoritolo ne nascose la nascita al padre Crono, il Tempo, affinché non lo divorasse. Ad uno dei monti, che si erge sin quasi a ventimila metri di altezza, fu dato il nome di Monte Ida, il monte dell’isola di Creta sul quale viveva Amaltea e sul quale la Capra-Ninfa nutrì col suo latte ed allevò Zeus perché crescendo potesse divenire il potente e immortale Dio degli Dei. All’altro monte fu dato il nome di Litto, la grande città dei pastori dell’isola di Creta.

 Si compiva così l’antico profetico mito ellenico di Amaltea voluta in cielo, stella immortale, dall’amore di colui che ella aveva nutrito e fatto Dio degli Dei e che ora per sempre la traeva a sé nell’inscindibile unione di due corpi celesti. (Notizie ricavate dal volume "La Girgentana").